SEI IL GIORNO CHE FINISCE, IL MARE CHE NON C'È

2000 MIGLIA

Raffaella Destefano nasce a Lodi, città a due passi da Milano, immersa nelle sue cascine con le ore scandite dai rintocchi delle campane, da madre lodigiana ben educata e da padre barlettano emigrato controvoglia. Un bel casino.

La musica si presenta a 17 anni e quando arriva detta legge, in modo anche poco democratico.

Nell’ottobre del ‘95, in una cella frigo dismessa di Valerio Artusi, insieme a Gino Marcelli nascono i Madreblu, con i quali calcherò il palco dell’Ariston. La canzone che portiamo al Festival, Gli Angeli, non arriva a Sanremo ma vince il Premio Titano di San Marino come brano più trasmesso dalle radio italiane. I Madreblu vivono anni intensi di concerti e interviste in giro per l’Italia. Un suono trip-pop-elettronico con atmosfere delicate ed eleganti, che si sposa perfettamente con le melodie e i testi che scrivo. La nostra musica ci permette di varcare i confini italiani e di essere apprezzati anche da un pubblico europeo (due dischi distribuiti in Germania, Olanda e Belgio) e statunitense (un brano incluso nella colonna sonora di una serie de I Sopranos nel 2002). I Madreblu producono 3 dischi: Prima dell'alba (1997), Necessità (1999) e L'equilibrio (2003).

Nel 2004 inizia il mio percorso da solista, facendo quella “gavetta” che non ho avuto il tempo di fare prima. Sala prove, concerti di sera e di giorno, un lavoro da grafica a inventare copertine per artisti importanti. Divento autrice, prima Universal e poi BMG, apro i concerti, tra gli altri, di Paul Weller e Cristina Donà. Alla fine di tutto questo, nel 2008 esce Filologica, il primo disco con il mio nome sopra: un suono electro-new wave, fresco, accattivante, ballabile, un disco nato per entrare in classifica.

Peccato che in classifica non ci entrerà mai ed io finisco per allontanarmi dal mondo della musica.

Gli anni passano in sordina fino al mio 40esimo compleanno, quando arriva il regalo più bello e inaspettato: il mio compagno di vita. Grazie a lui, la musica sembra di nuovo possibile, diversa, certo, non più per scalare le classifiche o per avere il consenso del pubblico, ma scritta per raccontare la storia di chi non è arrivato dove voleva e vuole dirsi la verità.

Su queste macerie, nasce Un’Atlante di me.

Come una forma di pane (gluten free, of course) le canzoni di questo disco mescolano pochi ingredienti buoni e il tempo necessario perché il tutto suoni bene. Sonorità elettroniche rarefatte, con il calore della canzone “chitarra e voce”.

Le canzoni accompagnano il viaggio che Guido realizza in solitaria nel 2017: da Buenos Aires a Quito su uno scooter 125 della Kymco per 9.000 km e quasi due mesi di viaggio (www.ridethechange.com). Come due binari verso una stessa direzione, il disco e il viaggio si uniscono e diventano prima un corso di formazione per le aziende, poi un vero e proprio spettacolo teatrale, Il sogno, la vita, il viaggio.

Oltre alla versione digitale che trovi nei principali store e al formato jewel box, che trovi qui in vendita, abbiamo realizzato un cofanetto deluxe in edizione limitata e numerata (ahimè esaurita), contenente il disco e un libro a doppia cover con un racconto + il reportage fotografico del viaggio.

Nel frattempo ho lasciato le sponde del fiume Adda e mi sono trasferita nelle Marche, in una grande casa che sa di legno e natura, dove continuo il mio viaggio e mi preparo a scrivere un’altra storia. (https://ileccipesaro.wixsite.com/ileccipesaro)